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DIDATTICA A DISTANZA A STROMBOLI

A Stromboli c’è una “comunità educante”, capace di raccogliere le sfide e sperimentare nuove soluzioni. E’ la comunità formata da insegnanti, volontari, genitori e ragazzi dell’isola che, il giorno dopo il Decreto di chiusura di tutte le scuole d’Italia a causa dell’emergenza Covid-19, si è subito messa al lavoro per sperimentare e attivare la “didattica a distanza” per la scuola media dell’isola: in accordo con la dirigente dell’Istituto Scolastico Isole Eolie (di cui Stromboli fa parte), insegnanti e volontari delle due Associazioni (Attiva Stromboli e Scuola In Mezzo Al mare) hanno reso possibile la registrazione della nostra piccola realtà scolastica sulla piattaforma digitale consigliata dal Miur.

E lunedì 9 marzo è iniziata l’avventura! Seguendo il tradizionale orario scolastico, ogni mattina, gli insegnanti dei nostri figli sono entrati in casa nostra attraverso il web.

I “loro” insegnanti, gli stessi che conoscono dall’inizio dell’anno, quelli che tante volte hanno sfidato le condizioni del mare per raggiungere la nostra isola e che, a volte, sono rimasti bloccati qui, isolati insieme a noi a causa del maltempo. I “Proff”, con i quali nel tempo hanno instaurato un rapporto personale, oltre che didattico, si sono materializzati sullo schermo del pc sul tavolo della nostra cucina, nella stanza dei nostri ragazzi, e in tutti quegli angoli delle nostre case che ognuno di noi ha “riservato” a questi incontri. Riunioni sul web, lezioni in videoconferenza che non hanno lasciato indietro nessuno.

I primi giorni, ad ogni appuntamento, quando il pc squillava, partivano le telefonate e i messaggi Whatsapp tra genitori, ragazzi e volontari: “Hai ricevuto l’invito? Vai nella posta in arrivo, guarda sulla sinistra…” e tutta una serie di indicazioni per istruire ognuno sul funzionamento di questo strumento. Per i nostri ragazzi era sempre un’emozione rispondere alla videochiamata e poi, tenendo il fiato sospeso, aspettare l’arrivo di tutti, vedendo comparire i volti dei compagni su quello schermo, in basso a destra tra i tanti quadratini che riempiono lo schermo del pc man mano che i partecipanti accettano la videochiamata.

Oggi, a due settimane da quel giorno, possiamo con orgoglio affermare che la didattica a distanza a Stromboli funziona! La scuola media di Stromboli non ha chiuso, si è solo trasferita sul web.

Oltre alle video-lezioni, la piattaforma digitale consente agli insegnanti di inviare e condividere materiale e indicazioni di studio con tutta la classe e i ragazzi possono svolgere i compiti e restituirli online.

 Un modo diverso di fare scuola. Certamente. “Diverso”, ma non “virtuale” come potrebbero affermare i più scettici della didattica a distanza. I rapporti umani, infatti, non solo sono salvi ma sono amplificati: i professori vengono in casa a cercare i loro studenti che, per quelle ore, escono dall’isolamento che questo periodo di emergenza impone, e incontrano i loro compagni. E’ sorprendente e interessante vedere come, sullo schermo, durante la lezione, si ripetono le stesse dinamiche di classe che professori e ragazzi conoscono perfettamente: le battute tra compagni, il momento di distrazione, l’intervento dell’insegnante, capace di riprendere l’attenzione della classe con leggerezza e abilità.

E poi ci siamo noi genitori: siamo allievi di questo nuovo sistema di fare scuola, siamo tutor dei nostri figli, siamo collaboratori dei docenti, alleati dei volontari. Scambiamo capacità informatiche e competenze, condividiamo perplessità e suggerimenti, “frequentiamo” la scuola molto più di quanto facessimo prima.

Tutto questo ovviamente richiede un impegno maggiore da parte di tutti gli attori coinvolti: gli insegnanti che stanno lavorando ben oltre l’orario previsto dai loro contratti di lavoro; i genitori che affiancano i ragazzi nell’apprendimento dell’aspetto più utile delle tecnologie dell’era digitale in cui sono nati;  Paolo de Rosa di “Attiva Stromboli” che, continuando e potenziando il lavoro che già svolge da anni all’interno delle aule scolastiche, ha reso possibile l’avvio e il funzionamento di questo sistema.

Ecco perché ci piace parlare di “comunità educante”; perché nel corso di questa esperienza, che mette al centro i nostri ragazzi e la loro formazione didattica, in un periodo storico di grande incertezza e ansia diffusa, mentre restano saldi i due principali punti di riferimento (la scuola e la famiglia), impariamo tutti il valore di essere “comunità”.

Una comunità e una città educante è quella che educa i propri cittadini, ma che si fa anche educare, cambiare dai propri cittadini.”

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3 Comments

  1. Io invece sono scettico. Va bene che loro si vedono insieme anche col prof ma parliamoci chiaro, con il “lockdown” prolungato senza una data definitiva per le scuole primarie, significa per molti genitori dover fare da insegnante improvvisato per molto tempo ancora (se dovessero mai tornare in aula!?).

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